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la tavola in valigia...
di G.Luca Stoppa |
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Il
paradiso perduto.
L'approdo
alle Gili risveglia in me qualche preoccupazione seppellita nel
mio cervello da anni. L'ultima volta che visitai le isole, circa
dieci anni fa', durante una spedizione cicloturistica, quasi naufragammo
su una sbilenca piroga colorata, inoltre il barcaiolo non sapeva
nuotare e la mia fiammante mountain bike super tecnologica fini'
in acqua, con buona pace del cambio Shimano. Anche questa volta
la allegra incoscienza del nostro pilota ci fa temere il peggio.
Prendiamo mare di lato e le onde lavano noi e gli zaini, di acqua
salata. Gabo guarda il di traverso il barcaiolo ringhiando un
" se ci cappottiamo, ti ammazzo di botte" in dialetto spezzino,
e l'a natema
pare funzionare.
Decidiamo l'approdo su Gili Air, la piu' surfistica delle tre
isole che compongono l'arcipelago. Il tam-tam dei surfers ci ha
parlato di un'onda destra veloce e tubante, su cui ci si diverte
anche se è alta mezzo metro. Stento a comprendere le possibilita'
di intubamento in una onda da cinquanta centimetri, fino al giorno
dopo.
Dopo una passeggiata di mezz'ora sul reef, pregando la Madonna
dei surfisti di non pestare un pesce pietra, ci lanciamo nel canale
e raggiungiamo il line up. La prima sensazione è quella di essere
finiti a surfare nella vasca tropicale dell' Acquario di Genova.
L'acqua è cristallo e siamo circondati da ogni genere di pesci
tropicali, meduse, tartarughe d'acqua.
Strani pescetti a righe nere e gialle si fanno trasportare nella
trasparenza onde in arrivo, che sembrano veramente piccolissime:
mezzo metro , con set che appaiono di un metro circa.
La musica e le dimensioni dell'onda cambiano dopo il take off;
l'onda, cozzando contro lo scalino di corallo, accelera e si innalza,
cosi' che dopo tre metri di corsa ci si infila in una parete tubante
ampiamente overhead.
Dopo una ottantina di metri di questo pericoloso ottovolante bisogna
disimpegnarsi al volo, saltando il lip e tornando nel canale.
Subire troppo il fascino di questo tubo perfetto ha conseguenze
letali: io ho dovuto passare una settimana lontano dai line up,
elemosinando tra i pochi turisti Aulin e compresse di Voltaren,
con una mobilita' generale da Robocop a batterie scariche.
Dopo venti giorni di onde e giungla, Psychofranco e Julio vengono
colti da un morbo strano: singulti e bava alla bocca, alla vista
di ogni sagoma vagamente femminile.
Il mio incidente ci da' l'occasione di visitare Gili Trawangan,
alias "Condom Island", per trovare adeguata cura alla singolare
patologia dei due ceffi.
La parte abitata dell'isola si rivela purtroppo un agglomerato
di locali notturni, ristoranti e negozietti
"tourist trap" per vacanzieri in vena di sensazioni esotiche,
avvolte nel cellophane. Prosperose bionde in tanga glissano sulla
cultura islamica locale e si cospargono di oli sulle spiagge di
questo ex paradiso, immolato all'altare del dio Dollaro: cosi'
va il mondo.
La sovrabbondanza di musica disco e di tettone dai facili costumi
convince qualcuno di noi: Franco inizia a patire la segregazione
delle remote onde di Lombok e si dedica a feroci sessions di discoteca,
che paiono dare i loro frutti.
Una notte sento eccheggiare dalla sua stanza urla strazianti,
e penso al peggio: ancora temibili formiconi nel letto, scorpione
tra le lenzuola o morso di cobra?
In realta' di morsi si tratta, ma di una procace argentina oversize,
che sta, probabilmente, iniziando il nostro eroe al sesso satanico.
La vita notturna non ci trattiene per molto e la penuria di onde
infrange anche il morale dei nostri aspiranti play boys, per cui
alziamo i tacchi senza indugio: il surfing non è qui.
Abbandoniamo la terra dei Sasak di malavoglia: ma si sa , ogni
migrazione è stagionale, e anche le nostre transumanze surfistiche
seguono il ciclo degli swell e dei monsoni.
Ognuno di noi si torna a mete e occupazioni diverse, ma so gia'
che rivedro' tutti i miei amici sul line up, alla prossima avventura.
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