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la tavola in valigia...
di G.Luca Stoppa |
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C'è
Kuta e Kuta.
Per
chi, atterrando a Bali, abbia patito l'inferno del traffico e del
baccano di Kuta , la Kuta di Lombok puo' riservare una piacevolissima
sorpresa. La comunanza con la omonima localita' balinese si ferma
al nome solamente, e lasciando Kuta Bali si abbandona l'aria rancida
di smog e l'orda di mezzani, che sollecita un acquisto di hashish,
extasy, nice girls very new, transport, change money e quant'altro.
Kuta Lombok è infatti un paesino di pescatori con ritmi lentissimi,
niente macchine, niente discoteche o locali notturni, tre o quattro
ristorantini alla buona (provate a chiedere del bagno e vi indicheranno
con solerzia una "open toilet" sotto le stelle del palmeto).Il turismo
non è ancora esploso a causa della estrema poverta' della zona e
gli unici visitatori di questo paradiso sono surfisti a caccia di
onde destre.
La vita a Kuta Lombok è semplice: ci si
alza al far del giorno, accompagnati dal canto di una banda di galli
estroversi e dalle giaculatorie islamiche della moschea, che non
riescono pero' a sovrastare il tuonare delle onde sul reef. Un'assonnata
colazione e poi via, a imbarcarsi su precarie piroghe a bilancere,
fino ai reef della baia di Grupuk, benedetti dall'aria frizzante
del mattino: quel point destro diventa dopo poco il nostro ufficio,
con classico orario 9-17, e cavalchiamo le onde con la stessa meticolosita'
di un ragioniere impegnato nella partita doppia. Si surfa un paio
d'ore , durante le quali la piroga aspetta nel canale, e poi via
, di nuovo a terra, per riposare le membra stremate in attesa di
una nuova session. Il tempo qui si espande in un limbo di presente.
Il ritmo della vita assume connotazioni zen: si mangia, si dorme,
si fa surf, senza spazio per null'altro, senza pensieri e speculazioni
logiche o progetti, immersi in un presente continuo che non ricorda
ieri e non ha spazio per domani. Il torpore assente delle prime
onde mattutine s'interrompe, quando vedo che il line up ha un nuovo
ospite questa mattina: è lungo un metro, ha striscie bianche e nere
e la coda tozza e piatta; gli scienziati lo chiamano "Laticauda
colubrina" , i locals "Sea Snake", e la sua caratteristica è di
avere un veleno dieci volte piu' potente di quello di un cobra.
Il simpatico rettile osserva il set che arriva e nuota verso il
frangente, come anch'io mi accingo a fare.
La terrificante visione di un serpente velenoso avvinghiato al mio
collo, mentre eseguo il duck dive, svanisce quando il rettile si
immerge veloce a pochi metri dall'onda, lasciandomi in beata solitudine
ad affrontare il muro d'acqua, che mi sta crollando sulla testa.
I serpenti di mare sono comuni a Lombok e c'è chi gira , come lo
svizzero Pascal, con il kit per succhiare il veleno.
Io sono un po' piu' fatalista, e confido che squali, serpenti ,
pesci pietra e fauna varia si accorgano della mia aura di benevolenza
verso la popolazione animale locale. A meta' pomeriggio
osserviamo sempre l'anglossassone rito dei un te' caldo aromatizzato
al frangipani; osservo gli occhi felici dei miei amici: la compagnia
è quanto mai eterogenea.
Gabo Raso del Team Quiksilver, ha gli occhi chiari da australiano
e nella vita fa surf a tempo pieno, adattando il suo ciclo vitale
al ritmo delle mareggiate di libeccio a Levanto. I tatuaggi che
ne ornano il corpo raccontano di mari esotici e di mille onde, affrontate
senza mai pensare troppo. Julio Raspagliesi è un estroso grafico
che alterna il bodyboard a estenuanti sedute di Photoshop; l'avevo
gia' conosciuto durante una spedizione di snowboard nell'Himalaya
indiano e ,giocoforza, collego il suo viso alle parole "fame e freddo";
Psychofranco Caimi è un ombroso freerider che vagabonda, solo per
il mondo, alla ricerca di onde o di pendii innevati, passando da
Milano il tempo necessario per annoiarsi e ripartire ancora.
Non mi stupisce che durante il soggiorno indonesiano attiriamo una
pericolosa congerie di conoscenze stravaganti: Chris è un cuoco-surfer
che sogna di aprire un fast food libanese davanti al beach break
di Brighton, seguito da una graziosa fidanzata che ogni mattina
si pente di non aver prenotato due settimane al Club Med con le
amiche.
Graham è un ex campione sudafricano di shortboard innamorato della
sinistra di Desert Point, "best in the world", che tenta di buttarci
in acqua in condizioni da annegamento sicuro; Marcelo Gomes è un
brasiliano che fa coppa del mondo di body board. I frulloni del
Pipe Masters di quest'anno devono averlo provato un poco, perche'
apostrofa tutte le ragazze con un simpatico "chupame 'o' palo",
ma finora nessuna ha seguito il consiglio. Mentre ci fa vedere sue
foto di Mentawaii con 20 piedi d'onda, indottrina Julio, ormai figlio
adottivo, sulle tecniche dei top bodyboarders mondiali.
Julio dev'essere, pero', un po' zuccone, perché mi sembra benefici
poco di questa full immersion nel Gotha del Bodyboard.
continua
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