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la tavola in valigia...
di G.Luca Stoppa |
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Ecuador mi amor...
Gia'
dalle prime avvisaglie, ci viene il sospetto che non sara' proprio
un viaggio Valtur: mentre l'aereo cabra su Quito e io mi stupisco
della colorata esuberanza delle nuvole sulle Ande, il comandante
avverte che il vulcano Pichincha sta eruttando or ora, la pista
è coperta da mezzo metro di cenere e che dovremo atterrare a Guayaquil,
sulla costa. Sono tutti disperati, tranne noi, che ci vediamo in
acqua di li a un'oretta e mimiamo con le mani improbabili cut back.
I nostri versi gutturali attirano addirittura l'attenzione di una
hostess, che viene a sentire se abbiamo bisogno del famigerato sacchetto
di carta. Dopo aver noleggiato un auto dal piu' truffatore dei rent-a-car,
ci dirigiamo verso la costa, attraversando una landa desolata di
cactus e cespugli. Tutte le case sono su palafitte. Saranno i serpenti,
saranno o gli scorpioni, fatto sta che nessuno costruisce nemmeno
un pollaio con le basi a terra.
Mentre trangugiamo "ceviche" di pesce in un baracchino sulla strada,
una procace locandiera ci spiega che le palafitte sono per l'acqua.
"Ma come, l'acqua in questo deserto? " chiedo io, ingenuo. L'ammiccante
ostessa, che gli ingenui se li pappa a merenda, mi spiega che quando
passa El Nino, questo deserto si ricopre di due metri d'acqua e
il mare entra nella costa per centinaia di metri; a conferma di
cio', mi invita a visitare l'annessa sua casetta, con un malizioso
sorrisone, che lascia pochi dubbi; ma io non ho il fisico per questa
prosperosa virago mulatta e temo per la mia incolumita'; tra i "coniglio-coniglio"
sussurratimi dai due amici, me ne torno alla jeep.
La strada per Montanita, la capitale del surfing ecuadoregno, porta
effettivamernte tutte le cicatrici delle inondazioni, causate dal
Nino un anno fa'. Intere colline sono franate in mare, formando
canyon scoscesi, che feriscono la giungla lussureggiante dell'interno
e precipitano su baie solitarie. Nessuno dei ponti sulla litoranea
ha resistito alla furia del mare e delle acque, per cui tutti i
fiumi e torrenti sono attraversati su ponti militari o su sbilenche
strutture, apprestate dai volenterosi. Molti dei paesini di pescatori
sono ancora parzialmente distrutti, ma la gente ha mantenuto il
buon umore, o forse quella rassegnazione di chi è abituato a fronteggiare
una natura imprevedibile e spesso ostile. Per arrotondare vendono
conchiglie e mascelle di squalo, le cui dimensioni extra-large ci
turbano alquanto. Arriviamo in paese giusto in tempo per una sunset
session con cinque piedi di destre divertenti, dorate dal tramonto,
liberi finalmente dal rito del pesante neoprene dei mari europei.
Uno dei locals che troviamo sul line-up si avvicina sorridendo,
a cavallo di un undici piedi old-style, che avevo visto solo nelle
foto del nonno di Duke Kanahamo.
continua
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