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| Con
la tavola in valigia...
di G.Luca Stoppa |
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Pura
vida
Io
non approfondisco le argomentazioni e inizio a sbracciare di buona
lena verso la spiaggia, suscitando la perplessa preoccupazione degli
altri surfers: insomma , una scena di fuga stile "panico allo stadio"
con l'ultima ondina presa in cinque, droppandosi come a Varazze
di domenica pomeriggio.
Il ribollire dell'acqua sembra poi d ar
ragione a William Kookmayer, finche' non appare in tutta la sua
lunghezza la familiare sagoma e la pinna a falce ." Ehi gringos
italianos , delfines,.son delfines, no tiburones.mierda." mi grida
uno dei surfers . "Beh, mo' lo vedo anch'io che è un delfino, ma
sai, noi siamo abituati a Levanto, è pieno di squali li." tento
di scusarmi , sorridendo.
Torniamo in acqua , ma ormai ci guardano con sospetto. Mete di un
continuo pellegrinaggio sono anche Dominical e Pavones, verso il
confine panamense. Pavones è famosa pr essere la seconda onda piu'
lunga del sudamerica, dopo la peruviana Chicama. Dominical per sfoderare
,a tratti, close out di 10 piedi , che si possono raccontare ai
nipotini .
Qui le onde sono sempre grosse e raggiungere il line up e' piuttosto
impegnativo.
Al S.Clemente Bar, l'unico locale della costa che brulica di ragazze
carine, dicono "catch the wave or it catches you." e offrono birra
e tacos gratuiti a chi porta i pezzi della sua tavola rotta.
Sul soffitto ne ho contate
piu' di cento , decorate con le battute e i consigli dei malcapitati
ex- proprietari. Su di un gun verde pisello, un anonimo Ricky suggerisce
"watch out for the clean up set." e bisogna far tesoro del consiglio.
Ogni 15-20 onde normali arriva sempre un set doppio; se si e' tardi
nell'individuarlo, si subisce un'ordalia di schiuma e sabbia ribollente
, finendo per essere miseramente sputati fuori dall'acqua con la
tavola a pezzi.
Oltre agli epici wipe -outs e alle belle locali, Dominical riserva
altre sorprese: durante il mio soggiorno un terremoto di 6,5 gradi
Richter scuote la ridente localita' e mi sveglio convinto che mi
stia crollando il tetto in testa.
Il solito William risponde alle mie urla senza troppo panico: "Tranquillo,
sara' un treno che ha deragliato." farfuglia nel dormiveglia.
Mentre rispondo in malo modo che non c'e' linea ferroviaria a Dominical,
i letti ricominciano a muoversi con violenza e ci fiondiamo di corsa
fuori.
Per strada incontro Isabel, la proprietaria delle cabinas che, senza
badar troppo alla mia nudita', mi urla qualcosa prima di fuggire
di gran lena con la jeep.
Pensando al solito panico femminile, sto per tornare in casa quando
vedo tre
grigos americani in mutande, che caricano le tavole nel fuoristrada,
bestemmiando improperi in slang .
Sono le quattro di notte , mi sembra un po' prestino per un dawn
patrol; il piu' socievole dei tre mi avverte che c'e la possibilita'
di un tidal wave, l'onda anomala di maremoto.
Ecco dove sono finiti tutti: sulle colline !!! In circa cinquanta
secondi stipiamo tutto in macchina e aspettiamo l'alba su un cucuzzolo,
socializzando con una trentina di surfers assonnati di ogni nazionalita'.
"Tanto rumore per nulla" , avrebbe detto Shakespeare: l'onda anomala
non arriva e ce ne torniamo ridendo a fare colazione con caffe'
lungo e una papaya rubata sulla strada: il surfing qui è anche questo,
un' avventura senza fine immersi nella "pura vida " del Costarica.
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