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| Con
la tavola in valigia...
di G.Luca Stoppa |
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Pura
vida
E
in quanto all'annegare, è bene visitare gli spot del Costarica con
un adeguato allenamento: molti dei beach breaks (Dominical, Hermosa,
Nosara, Roca Bruja) richiedono la capacita' di remare senza problemi
per almeno una decina di minuti e di sopportare frullate di una
certa violenza. Attraversiamo il Guanacaste, nel nord del paese,
proseguendo verso sud su strade che farebbero la felicita' di qualunque
pilota da Camel Trophy. 
Sterrati fangosi attraversati da rivi e torrenti: i guadi possono
essere critici soprattutto in tarda giornata, quando le pioggie
pomeridiane hanno gonfiato i fiumi stanando dalle buche coccodrilli
di ogni dimensione. Ho ancora negli occhi un cane lupo predato da
un cocco di quattro metri sulle rive del Rio Tarcoles. A Montezuma
dicono che dopo le piene non è difficile vedere i coccodrilli sul
line up degli estuari dei fiumi, spinti in mare dalle piene notturne.
Contrariamente ai cugini australiani, questi rettili centroamericani
sono in forte affanno nell'acqua salmastra e percio' non pericolosi
per i surfisti .
Traghettando dal Guanacaste a Puntarenas si sbarca nei pressi di
Boca Barranca, una lunga sinistra teatro del famosissimo Rabbit
Kekai International Surf Festival. L'evento è appena terminato e
quindi ci siamo persi Tudor, De Soto e Keaulana , la cui presenza,
pero', scambiamo volentieri con quella delle bodyboarders che stanno
partecipando all'annesso campionato femminile costaricense: dopo
giorni di onde deserte in Guanacaste, vedere un po' di bottoms (
non bottom turns pero'.) che pinneggiano in heats combattutissime
ci riempie il cuore di gioia e il cervello di idee pericolose.
I Ticos , come sono chiamati i locali, sono gente latina, calda
, simpatica, ma anche molto gelosa: anche il piu' inerme gira con
un machete da quaranta centimetri al fianco. Blocco William e i
suoi approcci galanti con una morettina maliziosa, prima che scatti
il linciaggio. Il dio delle onde premia il nostro sacrificio di
astinenza con 6-8 piedi di swell da sud che rendono la sinistra
di Boca Barranca un paradiso per goofyfooters.
A poca distanza , proseguendo la nostra migrazione verso sud si
apre la spiaggia di Hermosa , che i locals chiamano affettuosamente
Puertito, in ossequio alla rassomiglianza dell' onda con Puerto
Escondido. Questo beach break, con l'annesso point Roca Loca, raccoglie
il gotha dei surfers del Costarica (compresi svariati atleti della
nazionale) ed è uno spot da considerare con il dovuto rispetto.
L'onda è potente e ripidissima, offrendo cosi' un'ottima spalla
per
manovre radicali. C'e' corrente, oltre i 4 piedi tuba senza pieta'
e il livello tecnico del line up è alto. Non è difficile assistere
ad aerial 180 e 360, floaters di lunghezza incredibile , andature
switchstance etc. Qualche avvisaglia della radicalita' dello spot
è palese: la spiaggia è disseminata di pezzi di tavola, le ragazze
hanno spalle alla Schwarzenhegger e i bar della zona hanno nomi
come "Hard Chargers" ; un surf shop si chiama addirittura "Mother
of Fear", ma nessuno considera vigliaccheria rifugiarsi nelle piu'
morbide onde di Jaco' o Boca Barranca. Nei pressi di Hermosa esistono
poi innumerevoli spot che spesso non hanno neanche nome e che con
un fuoristrada si possono visitare da soli.
Quepos ad esempio e' un estuario di fronte all'omonima cittadina
che vi permette di surfare una tubante onda da shortboard sempre
tre o quattro piedi piu' piccola di Hermosa, senza dovervi addentrare
in litorali remoti: a tre chilometri ci sono le disco e la vita
notturna di Manuel Antonio: non dite pero' che vi mando io , perche'
l'ultima volta non abbiamo fatto proprio un figurone : sul line
up con pochi locals di prima mattina, l'amico William ti vede un
grossa sagoma nera con minacciosa pinna dorsale a un metro dalla
sua tavola; con l'occhio sgranato mi rantola un "esci veloce , è
grosso.!" e si scaglia a remare verso riva.
continua
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