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| Con
la tavola in valigia...
di G.Luca Stoppa |
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La
via dei Celti
Via
via che i giorni passano, visitiamo vari spot, sia beach che point
breaks. Siamo in Spagna, ma nulla sembra suggerirlo: prati verdi
su cui pascolano mucche pezzate, si estendono fino al mare, precipitando
poi in vertiginose scogliere ai piedi delle quali si aprono spiagge
battute da grossi frangenti. La
Galizia mi ricorda l'Irlanda o la Cornovaglia, non certo quella
pagina latina di matadores e flamenco, che fa parte dell'immaginario
popolare. Qui le nacchere sono sostituite dalle cor-namuse, e alla
paella si preferisce il bonito, uno squisito tonnetto che viene
pescato durante l'estate e degustato con sidro e patate. Quanto
alla vite, in territori così piovosi, alligna male: al vino si preferisce
il sidro, un alcolico di mele che i local-i degustano con acrobatica
ritualità. Chi serve si alza in piedi e tenendo il bicchiere con
la sinistra, in basso all'altezza del ginocchio; alzando al cielo
la bottiglia con la destra, tenta di centrare il bicchiere e infine
porge il tutto ai commensali.
Tale operazione è difficile da sobri, ma dopo un paio di bottiglie,
necessita una laurea in balistica. Dopo una serata in sidreria è
normale infilare tutto in lavatrice. Non a caso i camerieri girano
con camicia bianca e stivali di gomma da pescatore. La mattina successiva
surfiamo Supertubos, un beach break che genera destre e sinistre
profonde e veloci. Sole e pioggia si alternano velocemente lasciando
apparire sulle montagne fatati arcobaleni. In effetti, una fatina
appare dopo la surfata, ci stiamo strafogando di bocadillos al tonno.
Una
splendida moretta ci sorride e ci avvisa che stasera è venerdì e
che c'è una festa alla discoteca di Tapia. Accettiamo l'invito sorridendo,
mentre Franco la osserva catatonico. Oh no! Ci risiamo... l'ultima
volta che l'ho visto così, Franco è partito senza preavviso e senza
bagaglio per Buenos Aires, fremente d'amore, per conoscere una presunta
pulzella conosciuta in un'equivoca chat-room su Internet. Nessuno
ne seppe più nien-te per tre mesi, finché non fece ritorno in patria
accompagnato da una dispotica brunetta dai lineamenti murini, che
s'in-stallò stabilmente a casa sua. Ovviamente Franco ben presto
cambiò idea sulle doti umane e muliebri della sudamericana, e ci
volle un anno di minacce e stratagemmi per ritornare in possesso
della libertà e della casa. La nostra bella asturiana fa la barista
alla discoteca di Tapia; alla sua vista in tenuta da combattimento:
tettone, canotta e pantalone nero di pelle, Franco blatera di figli
e matrimonio, mentre Gabo si lancia in un "io Tarzan tu Jane" con
abbraccio a polipo. Inutile, entram-be le tecniche avranno poverissimi
risultati e la giovane contesa finirà la serata in effusioni con
il nerboruto dj. Il giorno successivo smaltiamo i postumi della
notte in disco a Viskios, uno spot che abbiamo chiamato così per
le qualità della mitica piantina: il vischio dei Celti ci ha portato
fortuna e qui si surfa sempre, anche quando altrove è piatto. Da
Viskios in poi, la Galizia si apre a decine e decine di baie che
ospitano onde di ogni tipo.
Come pellegrini sulla strada di Santiago De Compostela, avanziamo
visitando Penarronda, l'unica spiaggia pesantemente "local-izzata"
dei dintorni e poi Castros che ha delle destre e delle sinistre
che muovono un sacco d'acqua e generano forti correnti. Sulla scogliera
c'è una lapide, in ricordo di un surfista annegato qui qualche inverno
fà; un altro fratello perso nel suo sogno di grandi onde. Lasciamo
la malinconia di Castros proseguendo per Supertubos, dove il fragore
dei frangenti fa sparire ogni disappunto. La vita continua, sempre!
.
continua
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