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| Con
la tavola in valigia...
di G.Luca Stoppa |
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La
via dei Celti
"Nell'ottavo
secolo avanti Cristo, quando Roma non era neppure stata fondata,
le prime tribù di Celti si spostarono lentamente verso ovest dall'Europa
centro-orientale. Quando nel terzo secolo a.C. attaccarono Delfi,
i Greci li chiamarono "keltoi": gli stranieri. Da qui l'attuale
nome Celti, che noi italiani pronunciamo con la c dolce". Dai sedili
posteriori mi arriva all'orecchio il respiro profondo di Julio che
si è addormentato al saccheggio di Delfi. "Questa lenta avanzata"-
continuo deciso - "si diffuse in quasi tutte le regioni dell'attuale
Europa centrale, e si arrestò solo davanti a un insuperabile ostacolo
naturale: l'Oceano Atlantico. I Celti giunsero fino all'Inghilterra
e all'Irlanda, relegati poi, nelle fredde regioni a nord del vallo
di Adriano, dalle temibili legioni romane".
Adesso il russare ha assunto una surreale dimensione corale, e mi
sono perso anche Gabriele e Mattia, ai quali la descrizione dei
guerrieri Celti nudi dipinti di bianco e rosso, con i capelli impastati
di gesso rituale, deve aver conciliato il sonno. Franco resiste
bene, anche perché ha un walkman e sta ascoltando i miagolii di
Laura Pausini. Un pazzo furioso!. Nonostante tutto, forte del fatto
che avrei dovuto fare il professore di storia invece che il surfer,
proseguo imperterrito.
"A sud, dopo aver invaso la Pianura Padana e la Liguria, fin oltre
all'attuale Marsiglia, proseguirono verso la Spagna, scivolando
attorno all'ostile regione basca, i cui abitanti erano rognosetti
anche duemila anni fa. Tutt'oggi le Asturie e la Galizia sono regioni
celtiche, sia per tradizioni, sia per popolazione". Il mio didascalico
sproloquio si blocca davanti ad un'enoteca: i tre Lazzari si alzano
e camminano verso il bancone, infilandosi il vischio tra le orecchie.
E' vero che sono le tre di pomeriggio, ma come si può resistere
a un bel bicchiere di rosso con biscottino dedicato? 
Il bicchiere si trasforma subito in un paio di bottiglie e dentro
di me spero che Sucellus, il celtico dio dei vinai, guardi con benevolenza
dall'alto del suo boschetto sacro, verso la statale 119 su cui stiamo
viaggiando con traiettoria decisamente incerta.
Attraversiamo Biarritz e Guethary senza rimpianto: solo un pazzo
può fermarsi su quella costa affollata e anonima, con il Mar Cantabrico
occidentale che aspetta a poche centinaia di chilometri. Dopo varie
soste enogastronomiche che gravano sia sulla media oraria, sia sulla
salute degli epatociti, giungiamo a Tapia de Casariego, esattamente
sul confine tra Asturie e Galizia.
Tapia è un caratteristico paesino di pescatori che ricordo per due
motivi: ci tengono la prima tappa del Campionato Europeo Shortboard
WQS e perché nel '95 sono quasi annegato durante una grossa mareggiata
da nord ovest, sotto gli occhi perplessi di Psycho Franco che, come
sempre, in condizioni di emergenza, guardava da un'altra parte.
Le diciassette ore di macchina non fermano Gabo e Mattia, i due
si scagliano in acqua su delle piccole destre perfette, trascinando
ben presto tutti gli altri.
L'acqua fredda e cristallina ci purifica in fretta da ogni fatica
e malumore. Siamo soli sulla line up, e presto scopriremo che la
solitudine di queste scogliere è una costante.
continua
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