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13.09.04 - Atlete
coccolate da cinema e tv, ma anche mamme prolifiche,
broker di borsa e trend-setter corteggiate dagli sponsor.
Nell'estate 2004 lo sport più audace si declina
al femminile.
Come un'ansia che sale e ti prende in gola.
Come l'agitazione di un primo appuntamento, che ti fa
diventare tutta rossa, mentre ti prepari. Come un orgasmo...
Danno metafore le Sorelle del mare, mai spiegazioni.
Hanno immagini negli occhi, come lampi, che non vogliono
condividere: «L'onda non la puoi spiegare. La
devi solo cavalcare». Si svegliano all'alba, controllano
le previsioni, i venti, le maree. Si mandano criptici
messaggi sms alle 6 del mattino, che solo loro possono
decifrare: «Sta salendo», o «Si sta
muovendo». E sciamano sulle spiagge, la tavola
sotto il braccio, i piedi nudi, gli occhi attenti, verso
il mare. Le sorelle delle onde sono belle, come dee.
Sarà per la bruma, o il sole, o la fatica di
uno sport da uomini, che le mette alla prova e scolpisce
i loro muscoli. Hanno corpi statuari le sorelle, e poi
hanno qualcosa, come uno «shining», un bagliore,
che le accomuna e le rende speciali, diverse. Qualcosa
che è solo loro: gli altri sono esclusi, cacciati
dal paradiso.
Le sorelle della tavola sono affascinanti, magnetiche.
Meduse mitologiche da cui è impossibile staccare
gli occhi. Selvagge, libere, pericolose come il mare
che affrontano, dove si rischia la vita. Un potenziale
incredibile, che la pubblicità e Hollywood hanno
saputo immediatamente cogliere. Negli ultimi anni, e
in particolare questa estate, le sorelle sono diventate
ambasciatrici del nuovo «girl power» che
muove il mondo del surf. E sono strapagate dagli sponsor:
Roxy in testa, marchio specializzatosi dal 1991 in surf
femminile, ed emerso assieme a Lisa Andersen, leggenda
della tavola.
Poi è venuta la tv, quando ancora non
si era spenta l'eco del film di culto Blue crush.
Il reality show di Mtv, Surf girls, in onda in Italia
il mercoledì sera, è già un enorme
successo: 14 ragazze, belle e piene di personalità,
vivono assieme, sotto gli occhi delle telecamere, confrontandosi
sulle onde e perfezionando lo stile: «Mtv segue
il mondo dei giovani. Adesso il surf femminile è
al massimo» dicono i responsabili della trasmissione.
E poi c'è l'abbigliamento, passato alla moda
quotidiana: le infradito, nate sulle spiagge dei surfisti,
i costumi a pantaloncino, creati per evitare abrasioni
alzandosi dalla tavola. E perfino Chanel ha firmato
la sua linea da surf. «Anche in Italia questo
sport sta crescendo a velocità vertiginose, il
10 per cento in più ogni anno» sottolinea
Nicola Zanella, detto Nik, surfista
ed editore della rivista bimestrale leader nel settore
Surf news. Con tutte le conseguenze del caso: «Se
ne parla di più, certo. Però in mare c'è
sovraffollamento».
Così il giornale
ha istituito una rubrica di «esplorazione»:
ricerca di luoghi isolati, paradisi naturali fuori dalle
mete del turismo classico, dove sia possibile cavalcare
le onde da soli.
«Perché i surfisti non sono una tribù»
teorizza Nik. «Cercano la salvezza individuale,
non vogliono cambiare il mondo. Lottano per conquistare
l'onda». Tanto peggio se la lotta è contro
una donna: «Sulla cresta non c'è cavalleria»
chiarisce Andrea Nani, surfista e istruttore
all'Iglesias surfing club in Sardegna. «Ho 20
punti in un orecchio, per colpa di un principiante che
non mi ha dato la precedenza» racconta Sonia
Bobbio, 26 anni. «Allora si diventa cattive.
Si tira fuori la grinta. E si conquista l'onda».
Già,
l'onda. Obiettivo di vita, filosofia, fissazione.
«Se ci sono le onde e devo lavorare, tremo. In
mare inizio a urlare, come fossi pazza, e mi prende
un'ansia terribile di arrivare sul line-up (punto di
partenza, ndr)» dice Sonia in un sussulto. «Poi
però, sull'onda, è relax totale. La pace.
Il silenzio dentro». «Ci sei solo tu e l'onda.
Il resto non conta. È un'esperienza spirituale»:
Silvia Maroncelli è campionessa
italiana. Una delle prime a iniziare, in un mondo di
soli uomini, da autodidatta. Ora nelle scuole di surf
e nei campi pratica sono più donne che uomini.
«Lo scorso weekend ho fatto lezione a quattro
ragazzine e una broker di borsa, sposata e madre di
famiglia. Imparano più in fretta degli uomini,
anche se poi faticano di più» spiega Gabriele
Raso, detto Gabo, istruttore a Levanto.
Nuove sorelle,
affascinate dall'immagine cinematografica e dalla moda,
molto spesso, più che dallo sport. Ignare
della verità: «Il surf è uno stile
di vita. Bisogna viaggiare, alla ricerca continua delle
onde. È una fatica vera, un impegno» sottolinea
Silvia, mamma da 5 anni di Tommy (ha surfato fino ai
5 mesi di gravidanza) e sposata con un surfista perché
«altrimenti la coppia non reggerebbe». «Ma
noi non siamo bestie rare. La gente si fa idee sbagliate»
tiene a chiarire Silvia. Però poi l'onda sale
e in un balzo di braccia e addominali lei si alza, in
piedi, in equilibrio, e poi si piega, sinuosa, al muro
d'acqua, con rigore e grazia. E la spiaggia, lontana,
ammutolisce.
Panorama
di Anna Boiardi
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