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Secret Spot (30.01.03) -
Il secret spot è per i surfers da onda una località segreta di cui si vogliono elogiare le onde perfette, ma della quale non si vuole svelare l'ubicazione per evitare l'affollamento. La ricerca dei secret spots e' anche la quintessenza dell'attività surfistica, quel mistico viaggio che porta a trovarsi in posti inaccessibili, su strade impossibili e in condizioni incredibili: perché , fa parte del gioco, nessuno mai svela l'ubicazione del suo secret spot; anche i veri amici al massimo omaggiano di qualche vaga e laconica indicazione del tipo: "ma si ,vai una quindicina di chilometri a sud, poi c'è un viottolo nella pineta, poi comunque lo vedi." Tale profusione di informazioni porta di solito a ore di macchina in viuzze sterrate con i rami degli alberi che sfregiano le tavole sul tetto della macchina . Se però la caccia al tesoro riesce si sarà soli (o in pochissimi) a surfare il mitico secret spot.
Poiché però il Dio dei Surfers è uno solo, anche noi cugini snowboarders , che nel surf affondiamo le nostre radici, non siamo indenni da questa magica "quest" verso lo Spot con la s maiuscola ove bianchi pendii non siano mai stati violati dalla soletta di chicchessia. Tuttavia estorcere informazioni su come raggiungere un canalino dove il powder è garantito, è come interrogare un capo bastone della camorra su cosa ha fatto la notte dell'omicidio: omertà completa
A questo sto pensando con mio fratello Edoardo mentre di prima mattina arranchiamo tra i tornanti della ss 460 alla ricerca di un angolo di paradiso per il freeriding. L'amico Paolo, come da copione, ci ha dato poche indicazioni vaghissime, blaterando di frazioni dal pittoresco nome piemontese, bar con l'insegna dello stambecco e di una diga dell'Enel in quota. Beh, con queste informazioni non troverei neanche la drogheria sotto casa. La strada si fa sempre più stretta, e le case rare. Un cartello ci avverte che stiamo entrando nel Parco Nazionale e la neve inizia ad imbiancare i prati.
L'auto si inerpica ancora più in alto e già riesco a capire il malcelato entusiasmo di Paolo nel parlarci di questa valle, e la sua reticenza a fornire indicazioni precise poi: guardando in alto vediamo panettoni immacolati, vallette al sole e splendidi roccioni da saltare. Una brusca frenata interrompe però il mio sogno: la strada per il passo è già chiusa e una sbarra di ferro con imponenete lucchetto ci impedisce di proseguire; mancano ancora circa 5 o 6 chilometri alla nostra meta e la strada è ricoperta di neve.
Edoardo non si scoraggia e, memore delle lezioni imparate alla scuola del grande Fabo Bonacina, inizia a cercare nel bagagliaio il crick per forzare il lucchetto, mentre il fotografo Buzz scuote la testa sconsolato. Io, pur solleticato dall'idea, sono troppo vecchio per finire il sabato nella caserma dei carabinieri e non vorrei mancare, perché incarcerato, a un appuntamento con una biondina tatuata a cui vado dietro da secoli; perciò riesco a convincere tutti a proseguire a piedi per un paio d'ore: dopotutto c'è il sole e non fa freddissimo.
Ci incamminiamo a piedi e dopo un paio di chilometri la fortuna, che arride sempre ai surfisti, ci procura un passaggio sul potente mezzo fuoristrada dei tecnici Enel che vanno a controllare la diga. Anzi, pensandoci bene, più che la fortuna il passaggio ce lo procura il sorriso di Cinthia, la bellissima modella brasiliana compagna di Edo che si e' appassionata allo snowboarding. L'autista del furgone e' uno sci alpinista e ci da' consigli sulla strada da seguire, che neanche sotto tortura avremmo cavato dall'"amico" Paolo.
Dalla base della diga la neve è più profonda e proseguiamo con le racchette da neve, seguendo una cresta che dovrebbe farci accedere ad uno splendido anfiteatro. Le vette sorvegliano i nostri sforzi mentre lentamente risaliamo per un'oretta e mezza in costa. Arrivati stremati sulla parte alta del crinale inizia il "festival" della barretta energetica: dalle tasche degli zaini si materializzano per magia una serie di confezioni dai colori sgargianti accomunate dai nomi inizianti per Carbo, Amino, Power e simili. Qualcuno infila pure le barrette nei panini al salame (.no, non posso fare il nome del buongustaio, se no gli sponsores gli azzerano i contratti.). Dopo la disgustosa abbuffata ipertecnologica, tavola ai piedi iniziamo la discesa. Il panorama e' bello da togliere il fiato: gli sbaffi di neve fresca alzati dalle nostre tavole sembrano soffi di geyser nell'aria dorata dal sole invernale. Là in basso il vento che sale dalla valle increspa le acque del lago artificiale formato dalla diga: il contrasto tra il candore della neve e il verde dell'acqua mi da' le vertigini .Ognuno di noi si perde nelle sue traiettorie, esplorando ripidi canalini o disegnando perfetti ricami nell'omogeneo bianco di vallette solitarie. Lo snowboarding e' certo uno sport di branco, ma solo in perfetta solitudine spirituale ne possiamo gustare la sua essenza. Il nostro frontside in neve profonda e' un'esperienza personale, il cui ricordo potrà al massimo animare le discussioni tra amici dopo cena: la sensazione rimarra pero' solo nostra e irraggiungibile agli altri.
Persi nella magia di una discesa in freeriding, raggiungiamo la strada ognuno in posti diversi, e ci avviamo solitari alla base della diga. La faticata mi ha aperto una voragine nello stomaco e non c'è barretta energetica che tenga: bramo una polenta sugosa con formaggio alla griglia' innaffiata da un buon Dolcetto della casa. Poiché anche i miei compagni soffrono della stessa allucinazione collettiva, approfittiamo di un altro passaggio a valle dei tecnici della diga ( sia lode all' Enel.) e ci scaraventiamo in una trattoria locale. L'ostessa, dopo aver squadrato per pochi secondi le nostre facce, cotte dalla fatica e dal sole, inizia a buttare braciole e salsicce sulla griglia: e questa e' la filosofia che amiamo di più.
I più accorti di voi si accorgeranno che manca qualcosa di importante nella descrizione della nostra giornata di freeriding: il nome della località!
Beh, come ogni secret spot che si rispetti, anche questo è segretissimo, ma poiché sono un cuore tenero, ho lasciato nel racconto indizi sufficienti a condurvi fino alla mitica powder di C... R..!!!

di Gianluca Stoppa
Foto: Marco Buzzetti

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